Professioni e dinamiche del mercato Stampa
Scritto da arch. Nazzareno Iarrusso   
Sabato 30 Maggio 2009 17:18

LO STATO DELLE PROFESSIONI NELLE DINAMICHE DEL MERCATO

Le trasformazioni sociali, derivanti dalla caduta del muro di Berlino, hanno contribuito a far emergere le contraddizioni del sistema precedente basato sulla presenza dello Stato nei processi produttivi dato che lo stesso non poteva indebitarsi ulteriormente per assorbire le tensioni esistenti nella società civile.

Il repentino cambiamento della strutturazione economica ha visto impreparata la classe politica e dirigenziale la quale ha dovuto far ricorso ad esponenti provenienti dalla società civile per consentire il traghettamento, senza ulteriori scossoni, verso il nuovo modello di riferimento.

A questo va aggiunto l’allargamento all’Eurolandia dell’arena competitiva.

Gli anni novanta ed inizio di questo secolo, pertanto, sono stati interessati da sostanziali riforme in quasi tutti i settori economici della società tra cui il settore tecnico professionale; processo di trasformazione, peraltro, ancora non concluso.

Per quanto attiene la professione di Architetto (e non solo per tale settore professionale), l’ultimo decennio si è caratterizzato per il copioso accesso al mondo della professione scaturito dallo modifica del processo produttivo tendente a ridurre la manodopera a vantaggio della nuova tecnologia per cui si è preferito parcheggiare i giovani all’interno delle Università, anch’essa, però, ancora impreparata alla formazione verso la nuova economia ormai globalizzata.

Esaminando i dati locali prendiamo a riferimento quello a noi più vicini e relativi alle iscrizioni all’Ordine degli Architetti di Benevento negli ultimi tre lustri. Da essi si denota un incremento percentuale pari a circa il quadruplo di quello originario e se i dati li analizziamo per tutti i professionisti dell’area tecnica, cioè includendo anche gli ingegneri ed i geometri, operanti nella città di Benevento si ha un rapporto di circa un professionista ogni centotrenta abitanti.

A prima vista i dati sopra riportati possono apparire esorbitanti rispetto alla reale capacità di assorbimento della domanda professionale proveniente dalla città capoluogo.

Però, la portata dei mutamenti in atto presenta diverse chiavi di lettura in rapporto alla domanda dei servizi professionali. Il mercato dell’architettura si va trasformando in presenza della crescente complessità tecnico – produttiva delle opere, della macchinosità della cornice normativa, della razionalizzazione delle risorse finanziarie, di un cambiamento nel ruolo e nelle funzioni del prodotto che tende sempre più ad integrarsi ad una componente di servizio.

L’introduzione di nuove tecnologie costringe a frequenti mutamenti sia delle strutture che dei processi gestionali. Sfuma il confine tra opere pubbliche ed edilizia privata e cresce, parallelamente al contenuto tecnologico degli edifici, il peso dei lavori e delle attività di servizio specializzati.

La rivalutazione delle risorse umane, lo sviluppo di nuove conoscenze, l’evoluzione dei “saperi”, la ricerca di nuovi profili professionali per promuovere il rinnovamento dei cicli produttivi, costituiscono un imprescindibile fattore strategico del nuovo scenario competitivo.

In tale contesto risulta pienamente coinvolta la figura dell’Architetto, costretto a ripensare il percorso di costruzione del proprio ruolo, le sue funzioni, i termini dell’identità professionale. Dai processi formativi di base alle scelte di specializzazione, dall’inserimento in organizzazioni pubbliche o d’impresa, alle forme di esercizio della libera professione, occorre sintetizzarsi con un mercato che detta nuove condizioni e impone nuove regole ma al tempo stesso offre grandi e per certi aspetti forse inedite opportunità.

Nel nuovo modello economico, la modifica del processo produttivo ha innescato una domanda di servizi a cui l’area professionale - tecnica può dare risposte opportune.

Vi è la necessità, però, che anche le istituzioni pubbliche svolgano il proprio ruolo per favorire il processo in atto. In tale settore ancora sono evidenti sedimentazioni del modello economico ormai obsoleto. In tale contesto si evidenzia che il mercato delle opere pubbliche ancora non è “libero”.

La riforma delle opere pubbliche, avvenuta tramite le varie leggi “Merloni” fino a raggiungere con ben tre modifiche l’attuale “codice degli appalti”, ha privilegiato l’egemonia della classe politica e dei professionisti pubblici dipendenti costituendo di fatto un nuovo monopolio pubblico, in palese contrasto con la liberalizzazione dei mercati richiesta dalla Comunità Europea.

La necessità di risanare i conti pubblici negli anni novanta, ha favorito l’inserimento dei professionisti dipendenti pubblici nella realizzazione delle opere pubbliche; cioè, al posto dell’incremento degli stipendi per le prestazioni che svolgono nella pubblica amministrazione, sono stati attribuiti incentivi economici provenienti dal settore delle opere pubbliche anche se notevolmente ridimensionati con il D.L. n. 185/2008.

La distorsione al “libero mercato” è evidente e a sua volta produce ulteriore deformazione derivante dall’utilizzo dei liberi professionisti per renderli dipendenti dei dipendenti pubblici, stante l’impossibilità della struttura pubblica ad assolvere sia alle funzioni amministrative che al nuovo ruolo affidato per legge.

Se alle nuove generazioni che si affacciano alla professione non si vuole togliere il diritto a sognare il proprio futuro per far pagare le colpe della generazione che l’ha preceduta occorre che la classe dirigente si sforzi alla liberazione del lavoro professionale da tutti quei lacci e lacciuoli che favoriscono solo una piccola parte del mondo professionale.

 

arch. Nazzareno Iarrusso

Presidente Federarchitetti Regione Campania

 

 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 30 Maggio 2009 18:16 )