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Illegittime le richieste di INARCASSA ai professionisti che hanno aderito al Concordato Preventivo PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Sabato 20 Ottobre 2012 21:32

EMESSA LA SENTENZA CHE DICHIARA ILLEGITTIME LE SOMME RICHIESTE DA INARCASSA AI PROFESSIONISTI CHE SI SONO AVVALSI DEL CONCORDATO PREVENTIVO FISCALE PER GLI ANNI 2003 E 2004

Dopo sei anni si chiude la controversia che vedeva contrapposto da un lato INARCASSA e dall’altro i professionisti che si erano avvalsi del Concordato Preventivo Fiscale per gli anni fiscali dal 2001 al 2004.

Con la sentenza esecutiva n. 9838, emessa dal Tribunale di Benevento in data 28.05.2012,

è stata dichiarata illegittima la richiesta di INARCASSA del pagamento delle differenze contributive relative agli anni 2003 e 2004 determinate dalla differenza tra il reddito dichiarato dal professionista alla cassa di previdenza e quello concordato con il fisco.

I FATTI:

A fine 2006, a molti professionisti architetti ed ingegneri che si erano avvalsi del Concordato di cui all’art. 33, comma 7 del D.L. 269/03 così come convertito nella legge 24.11.2003, n. 326 (cd. Concordato Preventivo), INARCASSA inoltrava una missiva nella quale rilevava divergenze fra i dati reddituali  da questi forniti ad INARCASSA e quelli risultanti all’Anagrafe Tributaria per gli anni fiscali dal 2001 al 2004.

Nonostante il chiarimento effettuato agli Uffici Posizioni Previdenziali dell'Ente, ai professionisti della casistica in esame fu recapitata comunque l’ingiunzione al pagamento delle somme secondo INARCASSA dovute in virtù di una deliberazione del Comitato dei Delegati che disconosceva l’applicabilità della norma innanzi citata.

Pertanto, al professionista non restava che produrre ricorso avverso indirizzato al Consiglio di Amministrazione INARCASSA per evidenziare l’errore nell’applicazione della norma di legge.

In particolare si faceva rilevare:

1) - INARCASSA NON PUO’ MODIFICARE UNA LEGGE DELLO STATO.

Già con precedenti missive si precisava la correttezza della posizione contributiva dei professionisti nei confronti di INARCASSA evidenziando che:

a)       - il reddito professionale prodotto nell’anno 2003 e 2004 era quello risultante all’Anagrafe Tributaria;

b)       - il reddito professionale dichiarato ad INARCASSA nell’anno 2003 e 2004 era quello determinato dall’applicazione dell’art. 33, comma 7, del Decreto Legge n. 269/2003, così come convertito nella legge 24.11.2003, n. 326 (cd “Concordato Preventivo”).

In base a tale articolo, coloro i quali si sono avvalsi del concordato preventivo per l’anno 2003 e per quello successivo 2004 avevano la facoltà di non versare i contributi previdenziali, per la sola parte variabile, sul reddito che eccede quello minimo concordato.

Per determinare l’imponibile previdenziale, quindi, occorreva tenere presente che, il reddito minimo da concordato, era pari al reddito professionale prodotto nell’anno 2001 aumentato del 7 per cento.Infatti, l’art. 33, comma 4, della legge n. 326/2003 così recita “Il concordato preventivo si opera sulle seguenti basi, ferma restando la dichiarazione di un reddito di impresa o di lavoro autonomo minimo di 1.000 euro: a) per il primo periodo d'imposta, incrementando i ricavi o compensi del 2001 «almeno del 8 per cento», nonché il relativo reddito del 2001 almeno del 7 per cento, anche a seguito di adeguamento in dichiarazione ai fini delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto; …. (OMISSIS) ….”, mentre il comma 7 del succitato art. 33 così dispone: “ Per i periodi d'imposta oggetto di concordato, sul reddito d'impresa o di lavoro autonomo dichiarato che eccede quello relativo al periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2001, l'imposta è determinata separatamente con l'aliquota del 23 per cento. L'aliquota è, invece, del 33 per cento per i soggetti di cui all'art. 87 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22-12-1986, n. 917 , nonché per gli altri soggetti il cui reddito d'impresa o di lavoro autonomo relativo al periodo d'imposta in corso al 1° gennaio 2001 sia stato superiore a 100.000 euro. Sul reddito che eccede quello minimo determinato secondo le modalità di cui al quarto comma non sono dovuti contributi previdenziali per la parte eccedente il minimale reddituale; se il contribuente intende versare comunque i contributi, gli stessi sono commisurati sulla parte eccedente il minimale reddituale”.

Tale disposizione normativa non era stata riportata né nella modulistica inviata agli iscritti per la dichiarazione annuale né nella guida alla compilazione del modello DICH/2003, mentre in quella per la compilazione del modello DICH/2004 veniva evidenziato “le disposizioni di cui al c.d. “concordato preventivo” art. 33 del D.L. 269/2003, convertito dalla legge n. 326/2003, non hanno effetto sulla determinazione del reddito professionale da comunicare ad Inarcassa che dovrà essere quello effettivamente prodotto e dichiarato nei righi sopra indicati.

Inoltre, nelle risposte della Direzione Attività Istituzionali di INARCASSA si comunicava che il Comitato Nazionale dei Delegati, nella seduta del 01.04.2004, deliberava che “i contributi previdenziali sono dovuti anche da coloro che si avvalgono del Concordato di cui all’art. 33, comma 7, del D.L. n. 269/03”.

In merito a quanto sopra, occorre sottolineare che la disposizione agevolativa è contenuta in una legge dello Stato ed è, pertanto, derogabile solo con un provvedimento di pari rango o superiore. Ne consegue che Inarcassa, nella sua qualità di organo privato, non ha certamente il potere o il diritto di negare un beneficio concesso al contribuente da una fonte legislativa di rango primario. Inoltre, l’art. 33, comma 7, della legge 24.11.2003, n. 326, non distingue tra contributi da versare a enti previdenziali privati rispetto a quelli da versare negli enti previdenziali pubblici.

Appare evidente che il Comitato Nazionale dei Delegati non ha poteri per modificare una norma dello Stato per cui la deliberazione da essa assunta nella seduta del 01.04.2004 non ha alcuna efficacia legislativa e, quindi, risultano inefficaci anche tutti i provvedimenti consequenziali a tale deliberazione.

Se la creazione di un pregiudizio alla sostenibilità economica futura di INARCASSA (vedi motivazione della delibera in questione), individuata dal Comitato Nazionale dei  Delegati in una legge dello Stato, potesse dare poteri, al Comitato stesso, di modificare una norma dello Stato non si comprendono le motivazioni che non fanno esercitare tali poteri su norme e regolamenti che lo Stato ha emanato a danno del reddito professionale degli iscritti ad INARCASSA (per esempio la legge Bersani, il codice degli appalti, ecc.). Come ben sanno i nostri rappresentanti, i loro poteri non possono travalicare i confini assegnati da norme dello Stato mentre i poteri legislativi, la Costituzione, li assegna al Parlamento.

Va infine sottolineato che le Casse di Previdenza  di Avvocati, Medici e Ragionieri si sono adeguate alle disposizioni legislative previste dalla legge n. 326/2003 adeguando i modelli delle dichiarazioni annuali alle regole del “concordato preventivo”, come si può evincere dall’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore del 27.07.2004, mentre, l'allora  presidente dell’Adepp (Associazione delle Casse previdenziali private) cui Inarcassa aderisce, dott. Maurizio De Tillia, in tale articolo ha affermato “la facoltà di dichiarare il reddito prodotto o quello “concordato” spetta, in ogni caso, al professionista”.

2) - INARCASSA NON PU0’ APPLICARE SANZIONI AGLI ISCRITTI SE QUESTI HANNO AGITO NEL RISPETTO DI LEGGI DELLO STATO.

Nelle lettere inoltrate ai professionisti la Direzione Attività Istituzionali di INARCASSA notificava agli stessi il debito vantato nonostante la loro corretta applicazione dell’art. 33, comma 7, della legge 24.11.2003, n. 326 per gli anni 2003 e 2004. Nella stessa missiva innanzi citata, i professionisti interessati dal provvedimento venivano informati che “il ritardo nelle dichiarazioni annuali e nel versamento dei contributi ha comportato per gli anni 2003 e 2004 l’applicazione di sanzioni, in base all’art. 16 e 17 della legge 6/81 e 36 e 37 dello Statuto Inarcassa, di cui riceverà specifica comunicazione”.

In buona sostanza ai professionisti che avevano aderito al Concordato Preventivo Fiscale per gli anni 2003 e 2004, INARCASSA ha applicato le sanzioni pari a circa il 70 % di quanto eventualmente dovuto. Considerato che le somme richieste da INARCASSA non erano dovute, risulta assurdo l’applicazione di sanzioni ad iscritti INARCASSA che si sono avvalsi della corretta applicazione di disposizioni normative emanate dallo Stato.

Infatti, l’ufficio INARCASSA ha calcolato la sanzione secondo due prospetti:

-          il primo riferito alle sanzioni sul “contributo soggettivo”;

-          il secondo riferito alla “dichiarazione”.

Nel primo caso viene addebitato una sanzione pari al 40 % dell’importo erroneamente ritenuto evaso dall’Ufficio INARCASSA con determinazione degli interessi calcolati al 31.07.2008, pari a circa l’11 % della somma eventualmente dovuta. In buona sostanza la Direzione Attività Istituzionali di Inarcassa applica l’art. 36, comma 4, dello Statuto che così recita: “Ai sensi dell'art. 16 della Legge 3.1.1981 n. 6, chi non ottemperi all'obbligo di comunicazione di cui ai precedenti commi o effettui una comunicazione infedele, è tenuto a versare ad Inarcassa, oltre ai contributi evasi, una somma pari al 40 per cento degli stessi, nonché gli interessi di mora nella stessa misura prevista per le imposte dirette, qualora il versamento sia stato effettuato dopo il 31 gennaio successivo al termine di presentazione della comunicazione stessa. La sanzione di cui al presente comma non è dovuta ove siano comminabili le sanzioni di cui all’art.8”;  cioè ha applicato una norma riferita alle dichiarazioni annuali e non ai contributi soggettivi”.

Né possono ritenersi omesse o infedeli le “dichiarazioni annuali”  riferite agli anni 2003 e 2004 sia perché prodotte entro i termini previsti dallo Statuto e sia perché conformi a quanto disposto dall’art. 33, comma 7, della legge 24.11.2003, n. 326 (concordato preventivo).

Qualora, per assurdo si voleva ritenere da corrispondere gli importi contestati, sugli stessi  doveva essere applicata una sanzione del 15 % per mancato pagamento dei contributi, secondo quanto previsto all’art. 37, comma 4, dello Statuto, e non del 40 % come interpretato dall’Ufficio.

Nel secondo caso, e qui vi è dell’incredibile, la Direzione Attività Istituzionali di INARCASSA,  considera come non inoltrate le “dichiarazioni annuali” riferite agli anni 2003 e 2004 effettuate dai professionisti e li considera come avvenuta il giorno di ricezione della lettera di risposta inerente la correttezza della posizione contributiva nei confronti di INARCASSA. Tale errata interpretazione ha condotto l’Ufficio a calcolare la sanzione prevista dall’art. 36, comma 6, dello Statuto Inarcassa pari al 15 % dei contributi minimi per gli anni 2003 e 2004.

L’applicazione dell’art. 36, comma 6, dello Statuto Inarcassa comunque non è applicabile per il caso in esame perché è una sanzione applicabile solo per il ritardato invio della “dichiarazione annuale” e non per omessa  o infedele comunicazione. Infatti, la norma così recita ” 36.6 - Il ritardo nella trasmissione delle comunicazioni di cui al primo comma riguardo ai termini ivi previsti rispettivamente per l’invio tramite lettera raccomandata ovvero tramite INARCASSA ON-LINE, comporta in ogni caso una sanzione, cumulabile con quella prevista al quarto comma del presente articolo e con quelle previste dall’art.8, pari al 15 per cento del contributo soggettivo minimo in vigore nell’anno cui la dichiarazione si riferisce. Tale sanzione è ridotta del 50% se la comunicazione o la rettifica è effettuata entro il termine di cui al quarto comma”.

Nel caso in parola, i professionisti che hanno aderito al Concordato Preventivo Fiscale hanno inoltrato correttemente, entro i termini di scadenza, le “dichiarazioni annuali” per gli anni 2003 e 2004 per cui non era applicabile alcuna sanzione prevista all’art. 36 dello Statuto.

Nonostante il puntuale riferimento a normative dello Stato e a quelle Statutarie, il Consiglio di Amministrazione di Inarcassa accettava in parte il ricorso eliminando unicamente le sanzioni sulle somme dovute per l’anno 2003 poiché riconosceva il mancato inserimento nella modulistica inviata agli iscritti per la dichiarazione annuale e in quella della guida alla compilazione del modello DICH/2003.

Pertanto al professionista non è rimasto altro che rivolgersi al Tribunale per poter vedere applicati i suoi diritti.

La Sentenza esecutiva n. 9838, emessa dal Tribunale di Benevento in data 28.05.2012,  fa giustizia delle illegittime richieste formulate da INARCASSA ai danni dei professionisti architetti ed ingegneri che avevano rispettato le norme dello Stato.

 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 20 Ottobre 2012 23:31 )